Il Castrum di Pimonte

Il sistema difensivo che vigilava sui valichi amalfitani, si snodava sotto il crinale dei Monti lattari, dove oggi passa l’Alta via dei monti Lattari, sentiero CAI n. 300.

Esso aveva i suoi punti di maggior forza nel Castello di Lettere, nel Castrum Grahiani  (ora frazione Castello di Gragnano), nel Castrum Pini (del quale sopravvivono oggi la chiesa di Santa Maria delle Grazie di Pino e pochi avanzi di mura sull’omonimo sperone roccioso) ed infine nel Castrum Pimontis. Essi permettevano, anche con postazioni nei borghi di Radicosa (sul Faito) Aurano (nella valle dei mulini in località Pietre della Torrina), Sillani (frazione Sigliano di Gragnano), Gete (oggi frazione Gesini di Casola),  segnalazioni ottiche e spostamento di truppe dalla costiera amalfitana per contrasto ad attacchi dall’agro nocerino sarnese e dal golfo di Napoli attraverso il Sentiero dei Cavalieri di Amalfi.

D.Camardo e M. Esposito (Le frontiere di Amalfi, Eidos, 1995, p. 74 e segg.) sono dell’idea di una costruzione succesive alla repubblica di Amalfi e lo datano di età normanna (sveva).

Certo è che  la prima notizia storica è del 1241 in un editto di Federico II.

Oggi, in posizione dominante, sull’estrema punta est del monte “Bellovedere” (Monte Pendolo), dove una volta sorgeva il Castello, si ergono i ruderi dell’antico Convento e Chiesa di “S. Maria de pulchri visus”, che fino all’anno 1566 venne officiata dai padri Agostiniani Scalzi e poi dai P.P. Domenicani, finché il Convento non venne soppresso da Papa Innocenzo X nel 1652.

Il percorso consente di ammirare il panorama del Golfo di Napoli e nel contempo di visitare i ruderi del Castrum di Pimonte attraverso un belvedere posto nella parte interna del monte, già osservatorio del sistema difensivo della Repubblica di Amalfi.